Spread Trading in Commodities

Nel mondo del trading online quello dello Spread Trading rappresenta il lato meno conosciuto da molti traders, anche grazie all’operato delle grandi banche e dei grandi investitori che hanno in qualche modo deciso, diciamo così, di mantenerlo segreto.

Spread Trading in Commodities
Spread Trading in Commodities

Eppure rappresenta il metodo sicuramente meno rischioso e di conseguenza più profittevole, conosciuto ed utilizzato solo da una parte di professionisti che hanno trovato in esso un modo di tradare, senza soffrire lo stress e tutti gli aspetti emotivi legati al trading tradizionale.

Una volta conosciuto solo dagli  Hedge Fund e Banche d’Investimento, lo Spread Trading, chiamato anche pair trading, basa la propria strategia in maniera molto semplice; entrare nel mercato su due titoli correlati effettuando un acquisto long di un sottostante e la vendita di un altro.

Spread Trading Commodities: come funziona

In altre parole si investe in entrambe le direzioni: short e long nello stesso momento su due sottostanti correlati.

Questo può apparire un po’ strano per chi è abituato a tradare in modo classico, ovvero scegliendo una coppia di valute e decidendo in quale direzione andare.

E tutta l’attenzione è concentrata sull’idea di fare soldi, sperando di aver preso la decisione giusta.

Ma se la previsione non dovesse essere esatta? Si subirebbero delle perdite.

Questo accade perchè molti trader, soprattutto principianti, agiscono solo sotto l’impulso di eseguire l’operazione perfetta che porterà al grande guadagno, senza tener conto che il mercato a volte dà, ma molto spesso prende… …ed il segreto consiste nel farsi prendere meno di quello che ci ha dato.

Nello Spread Trading invece ci si muove in entrambe le direzioni puntando il guadagno sullo spread, ossia la differenza di prezzo o di rendimento che esiste fra due titoli finanziari correlati tra loro.

E’ quindi indispensabile fare una scelta mirata tra i due sottostanti da mettere in gioco.

Devono appartenere allo stesso settore di mercato in modo che si muovano in maniera simile: ad esempio Alphabet (Google) ed Apple, oppure grano e mais, ecc.

Se applicato in modo giusto lo Spread Trading regala buone soddisfazioni.

Strumenti Spread Trading

Gli strumenti con cui operare saranno i contratti futures, un tipo di contratto appartenente alla famiglia dei derivati, chiamati così proprio perchè il loro valore deriva da un bene di riferimento a cui sono correlati: il sottostante.

Il future replica fedelmente l’andamento di una commodities trading, può essere comprato o venduto in qualsiasi momento e, così come nel trading classico, prevede il piazzamento degli stop loss e dei take profit.

Ma, a differenza del trading classico, ha una scadenza che varia in base al tipo di sottostante trattato.

Normalmente sono mensili o trimestrali.

Giunta quella data bisognerà per forza uscire dal mercato; se non lo faremo direttamente noi sarà il nostro broker a chiudere il contratto.

Anche con i futures si usa l’effetto leva per muovere quantità maggiori di denaro in confronto a quanto investito, con tutti i pregi e difetti che questo comporta.

Spread Trading: esempio

Diciamo quindi che abbiamo scelto la nostra coppia di sottostanti ed abbiamo acquistato 5.000 euro con Google vendendo invece allo scoperto 5.000 euro con Apple.

Essendoci una correlazione tra di loro normalmente, ovvero al salire di una dovrebbe salire anche l’altra, anche se non succede sempre così.

Ci troveremmo comunque davanti queste due possibilità: se salgono tutte e due guadagneremmo se Google sale più di Apple; se invece scendono tutte e due guadagneremmo se Google scende meno di Apple.

Stagionalità spread trading

Chi vuol cimentarsi con lo Spread Trading dovrà inoltre prendere familiarità col concetto di stagionalità.

Tutti i sottostanti che vengono coltivati o allevati, così come le materie prime, sono legati ad un periodo dell’anno in cui giungono a maturazione e vengono quindi commercializzati.

Per esempio le materie prime come gas e derivati petroliferi subiscono un aumento del consumo nei mesi invernali.

Nella loro stagionalità i prezzi cambieranno e di molto anche, motivo per cui ci si basa sulle previsioni derivate dallo studio dello storico delle precedenti stagionalità.

Esiste a tal proposito un sito molto famoso: Moore Research, i cui ricercatori pubblicano ogni mese una lista contenente gli spread che più probabilmente porteranno ad un guadagno, basando i loro studi sulle ultime 20 stagionalità.

Questo servizio purtroppo non è gratuito e prevede un abbonamento.

Ovviamente il sapere che quel particolare spread negli ultimi 20 anni ha portato sempre ad un guadagno in quel preciso mese non significa che quel dato si debba per forza ripetere; però può darci un certo vantaggio e un certo margine di sicurezza.

Se a questo poi aggiungiamo lo stop loss ci assicuriamo comunque di limitare le perdite.

Un altro strumento molto importante che può contribuire a gestire meglio le posizioni è quello dei segnali tecnici che può indicare in quale momento è più opportuno aprire una posizione ed in quale momento uscirne.

Segnali tecnici

Segnale 1,2,3

I più importanti segnali, che ora analizzeremo sono il segnale 1 2 3 e la divergenza con l’RSI.

Il segnale 1, 2, 3, può segnalare la fine di una tendenza ribassista con l’inizio di un nuovo trend al rialzo, o, al contrario, la fine di un trend rialzista con l’inizio di una tendenza al ribasso.

Nel primo caso avremmo la linea del grafico che tocca un punto minimo; questo sarà il punto 1.

Quindi la linea del grafico tende al rialzo ma poco dopo si blocca: punto 2, per scendere nuovamente.

Il punto 3 sarà invece quello di ripartenza del trend verso l’alto.

Per essere considerato valido il punto 3 deve superare il livello massimo del punto 2; e solo allora si può entrare nel mercato.

Allo stesso modo, quando invece segnala la fine di un trend al rialzo con l’inizio di un trend al ribasso, il segnale 1, 2, 3, si manifesterà con il punto 1 al vertice di un prezzo massimo al quale seguirà una prima discesa che si fermerà di lì a poco, punto 2,  per poi risalire e formare un nuovo massimo: punto 3, che proseguirà con una nuova discesa.

Quando quest’ultima supererà il prezzo minimo del punto 2 renderà valido il segnale e potremmo entrare in azione.

Ovviamente essendo che si sta cercando un cambio di tendenza dal rialzo al ribasso, è indispensabile che il secondo prezzo massimo toccato (quello del punto 3) sia inferiore al primo (punto 1).

Così come nel segnale 1, 2, 3, che segnala l’inizio di un trend rialzista, il secondo punto minimo (punto 3) dovrà essere inferiore al minimo precedente (punto 1), preannunciando già così il cambio di tendenza.

Molto importante è l’arco temporale in cui si devono manifestare i vari punti; la formazione di ogni punto non deve superare i 2 giorni.

Quindi un segnale completo si manifesta in 3 o 4 giorni per la formazione dei punti da 1 a 3, più 1 giorno in più per la nuova direzione del trend.

Segnale RSI

Con l’RSI, Relative Strange Index, si individua il segnale di divergenza nella differenza dell’andamento dello spread e dell’RSI.

Ricordiamo che l’RSI è l’indice di forza relativa che individua situazioni di mercato in fase di ipercomprato e ipervenduto.

Una volta applicato l’indicatore se ci dovessimo trovare al di sopra del livello 70 si evidenzierebbe la fase di ipercomprato e quindi dovremmo avere maggiori possibilità di successo effettuando una vendita.

Mentre nel caso l’indicatore dovesse segnalare un livello al di sotto di 30, risalterebbe la fase di ipervenduto ed in questo caso sarebbe più opportuno procedere con un acquisto.

Il segnale tecnico vero e proprio che dobbiamo ricercare è composto dalla differenza tra il trend dello spread e l’andamento dell’RSI.

Nel momento in cui abbiamo dei minimi decrescenti sullo spread e minimi crescenti sull’RSI, ci troviamo dinanzi ad un segnale di inversione di tendenza al rialzo.

Quando invece abbiamo i prezzi massimi dello spread crescenti e massimi dell’RSI decrescenti, ci troviamo dinanzi ad un cambio di tendenza al ribasso.

Anche in questo caso il segnale tecnico sarà più attendibile quanto meno distanti saranno i punti minimi e massimi.

Vantaggio Spread Trading

Come accennato all’inizio, lo Spread Trading ha diversi vantaggi che il trading tradizionale non ha.

Uno tra di essi è il tempo: i trader tradizionali sono abituati a passare molto tempo davanti agli schermi ed ai grafici; ed è giusto che sia così, visto il tipo di investimenti fatti.

Nello Spread Trading invece si guardano solo i dati di fine giornata e si opera in base ad essi.

Ci saranno inoltre periodi in cui ci si limiterà solo ad osservare, in attesa che si entri nel periodo della stagionalità, e solo allora si cercherà di individuare qualche segnale tecnico di entrata.

Ciò significa che dovremmo dedicare solo pochi minuti al giorno e questo è importantissimo non tanto per il fattore tempo in sè, quanto per il fattore stress.

Alcune aziende che lavorano con questo tipo di trading lo hanno definito addirittura “relax trading” proprio per il basso impatto emotivo che comporta il tradare con questo mezzo.

Inoltre tradare con gli spread è molto semplice; una volta superato l’impaccio della prima volta ci si renderà conto che è molto semplice in quanto tradando su due mercati in correlazione tra di loro, ci si troverà dinanzi a dei drawdown meno pesanti rispetto al trading tradizionale; e questo semplificherà di molto la strategia di azione.

Da non dimenticare poi è il vantaggio dello spread trading più importante: il basso rischio con cui abbiamo a che fare poichè saremo sempre coperti e al sicuro dalle avversità del mercato.